Il diritto di essere (troppo) sensibili.

Stavo per scrivere ‘il diritto di essere sensibili’, ma non sarebbe stato esauriente; forse ‘differentemente sensibili’, sì, meglio, no peggio! Meglio precisare: troppo sensibili.
Perchè quale sarebbe la differenza tra il promuovere e l’accettare di più l’essere troppo sensibili che il troppo poco, entrambi due apparenti discostamenti dalla media?
Prima di tutto bisogna presupporre un significato piuttosto importante: troppo sensibile non è chi si commuove davanti ad un tramonto color cartolina o al cucciolo della pubblicità della carta igienica.
Il percepire tanto è un fatto di percezione ed elaborazione nervosa, cioè proprio del sistema che ci mette in contatto con il mondo e che in alcuni casi si configura un po’come l’essere una cipolla bianca e non avere più tutta quella bella buccia croccante e dorata sopra, ma soltanto gli strati più interni o addirittura solo quello strato traslucido e quasi elastico che rappresenta l’ultimo passaggio prima di arrivare al frutto.
Anzi, più che percepire tanto, si tratta di percepire in modo più intenso e una buona quantità di stimoli che ci girano intorno; in alcuni casi significa proprio elaborare le informazioni in maniera così intensa, eccessiva e talvolta disorganizzata da sentirsi colpiti e doloranti.
Da qui se ne deduce che uno stimolo di troppo o di eccessiva intensità potrebbe essere poco avvertito da una persona con una sensibilità nella media o addirittura sotto (sempre che siano due gruppi differenti…), ma sarà un potente colpo per qualcuno che di sensibilità ne ha a secchi.
In questo contesto, mi chiedo, chi si potrebbe favorire senza escludere l’altro?
Forse proprio il secondo tra i due, che altrimenti, se non opportunamente tutelato, non potrebbe trovare altra via per conservarsi se non quella di autoescludersi dalla situazione ed evitarla in toto; l’altro soggetto invece, di sensibilità medio bassa, tutt’al più, in caso di necessità di una maggior intensità potrebbe di sua coscienza e a suo piacere ricercare un ulteriore stimolo o aumentarne la portata.

A voler essere pignoli però ci sarebbero ulteriori domande da porre: la persona più sensibile avrebbe quindi più diritto a maggiori diritti rispetto ad una con sensibilità minore, almeno in termini di rispetto delle proprie caratteristiche e della propria espressione?
Beh, anche qui non è che la risposta sia subito data. In termini generali forse sempre per una questione puramente intuitiva: l’alta sensibilità è da sempre collegata ad un maggior interesse verso il bello, il giusto, il buono, o meglio: verso gli stimoli per loro natura armonici ed equilibrati; non si tratta di superiorità, ma di una necessità per stare bene, che poi nel concreto si traduce in interesse per le cose belle, per le arti e la cultura, la crescita positiva, il riguardo, la gentilezza (quando serve), la non invadenza, eccetera eccetera. Eccetera.
E’ una conseguenza quasi casuale che poi questi rappresentino anche dei valori da altri punti di vista.
Quando penso ad una bassa sensibilità invece penso a chi fatica a percepire le grossolanità del brutto, a chi ancora non si scompone – se non si diverte – di fronte a situazioni tristi o addirittura crudeli, a chi non riesce a percepire ciò che è oltre la superficie e si sofferma solo sugli stimoli che arrivano così, per la reazione nervosa pura che gli suscitano, e devono essere stimoli forti, diretti, potenti, perchè altrimenti non suscitano più nulla e cadono nel vuoto come se nemmeno fossero esistiti. Spesso inoltre se il sistema è già assuefatto, come non è raro in una società rapida, disordinata, e chiassosa, servono stimoli più rapidi, più disordinati e più chiassosi affinchè il sistema reagisca.
Anche qui, non si parla per categorie morali, il giusto e lo sbagliato arrivano dopo, nelle cose pratiche e nella loro interpretazione. Ma di solito il collegamento è di facile intuizione.

E quindi nulla, era solo un pensiero, e un po’ per volontà di protesta e un po’ per voglia di scrivere un passaggio un po’ teorico e anche senza troppi fronzoli ed approfondimenti (grandi amici del voler essere complessi) giusto per ricordare il diritto ad essere (troppo) sensibili.

2 pensieri su “Il diritto di essere (troppo) sensibili.

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