Bisogna tornare a vivere?

Negli scambi di messaggi con un’amica in questi giorni mi è arrivato questo spunto: bisogna tornare a vivere.
Sapevo che le nostre esperienze di questo periodo di ‘quarantena’ fossero molto diverse, ma non avevo ancora proprio pensato a questa prospettiva.
Da quando mi sono trasferita in un appartamento non avevo mai realizzato quanto mi mancasse il verde, per cui se penso a qualcosa che mi sta mancando in questo momento, penso a quanto vorrei uscire per stare anche soltanto in mezzo a un prato. E sicuramente non mi piacerebbe vivere per sempre senza potermi mai spostare.
Intanto però mi interrogo sul cosa mi risuona tanto strano in alcune espressioni usate in questa situazione.
In queste settimane i miei interessi hanno confermato di essere tanti, tanto che non accettano di essere guardati a ore o giorni. No, vogliono delle settimane. Per cui una settimana l’ho passata a seguire lezioni sulla floriterapia, un’altra a riprendere disegni e acquerelli, un’altra ancora a scoprire più cose sullo yoga e il benessere olistico, e un’altra alla ricerca di corsi sugli ambiti che vorrei approfondire nel mio lavoro. Ok, funziono a settimane. Ma come potrei con una normale giornata lavorativa dedicarmi anche a tutto questo?
Semplice, prima non lo facevo. Ci dedicavo qualche momento qua e là oppure alla fine, per stanchezza o per pigrizia, rimandavo.
Quando però ho ritirato fuori tutto dai cassetti degli accantonamenti, ho anche realizzato quanto sia complicato tenere insieme una mente in cui continuo ad aprire e chiudere contenitori o a dare spazio a ciò che viene obbligato dall’esterno invece che a quello in cui continui a sentir bussare.
Oggi, seduta su un divano davanti alla finestra, mi sono chiesta: ma come siamo arrivati a ritenere normale stare fuori casa tutto il giorno per dedicarci a giornate lavorative spesso estenuanti? agli sguardi di commiserazione verso chi non riesce ad ottenerle? alla necessità di avere un lavoro che sia legato ad altri o ad una struttura più grande e al rimando all’esterno della propria soddisfazione?
E soprattutto, alla necessità che sia così per tutti, come al contrario, in altri momenti, questo era precluso a specifiche categorie di persone. Le scuole chiuse, le aziende chiuse, le persone a casa… E’ tutto un grande campo di discussioni e di elaborazioni. Obblighi e divieti, che spesso buttano tutti in grandi categorie che poi, in un verso o nell’altro, non funzionano mai.
Ogni persona e ogni situazione è diversa. Ma ancora me lo chiedo se è una spinta interna quella di dedicarci ad una e una sola attività a tempo pieno, tornando a casa e alla nostra famiglia solo per poche ore al giorno.
Mi chiedo se sia possibile qualcosa di diverso, un modo di vivere dove è il come voglio vivere che mi porta a scegliere cosa fare per arrivarci, non a cosa o dove voglio arrivare ad adeguarmi a tutti i costi.
Non mi interessa il lusso di poter passare la giornata sul divano a seguire le evoluzioni delle mosche, o la possibilità di avere gratuitamente tutte le possibilità del mondo.
Potrebbe essere questa l’occasione per chiederci davvero cosa bussa dentro di noi e come vorremmo vivere?


2 pensieri su “Bisogna tornare a vivere?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...